"Te la sei cercata"
A scopo preventivo, può esser saggio e ragionevole dire “te le vai a cercare.” Ma sul fatto compiuto e in situazioni di pericolo, può essere solo deleterio, oltre che dannoso. Di fronte ad una persona moribonda, trovate più giusto aiutare o criticare? Sta morendo, che valore aggiungerebbe il vostro giudizio? Vi renderebbe fieri di “giustizia morale”? Non sarebbe meglio, invece, essere trafelati nel fare il possibile per aiutarla? Di fronte ad una persona morente è rilevante: che voi abbiate ragione o che abbiate la massima comprensione?
Un giorno lessi alcuni diari di storie in terapia intensiva, per farne uno studio scientifico sul loro contenuto emotivo. Ricordo, in particolare, lo sfogo della madre di Bob che scriveva “provo rabbia, te la sei andata a cercare.” Questo mi fece riflettere. Posso capire la reazione della madre. Un diario può aiutare a pensare in maniera più obiettiva e ad astrarsi dalle emozioni del momento, che in certi casi possono danneggiare le situazioni e rendere incapaci di aiutare. Allora ho provato ad immaginare una situazione surreale, con medici asserviti ad un “governo di emozioni e giudizi morali” e ho scritto questa storia.
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Lo trovò la madre, a terra, in un lago di sangue, ma ancora vivo. Bob aveva tentato il suicidio.
Urlò di disperazione, shock e rabbia: “Noooo!!! Te la sei andata a cercare!!!” Arrivò il vicino di casa di Bob che chiamò subito i soccorsi e lo portarono in ospedale.
La madre gridava come un’ossessa: “Te la sei cercata, te la sei cercata!” al punto tale che, una volta giunti all’accettazione in pronto soccorso, anche il vicino di Bob, che parlò in vece della madre, disse agli operatori ospedalieri “Ha tentato il suicidio. Se l’è cercata!” Nel sentire quelle parole, gli operatori chiamarono subito il responsabile del reparto, per spiegare la situazione e le nuove direttive ospedaliere. “Se questo signore qua ha tentato il suicidio, vuol dire che se l’è cercata e che vuole morire. Qua abbiamo troppo lavoro da fare e poche risorse a disposizione. Dobbiamo dare priorità ai pazienti onesti, puri, non a quelli che vogliono imbrogliarci. Non possiamo perdere tempo a salvare la vita di chi non l’ha saputa apprezzare. Queste persone hanno scelto una brutta strada, cercare di salvarle al loro destino è inutile ed è un costo sociale. Sono disposizioni del nuovo governo, queste, signora. Spero che abbia letto i giornali e non si sia limitata ad andare soltanto a votare. Presuppongo infatti che anche lei sia d’accordo col governo, dal momento che, da quando è entrata in pronto soccorso, non ha fatto altro che urlare disperatamente che il signore se l’è andata a cercare.”
La madre fu incredula e uscì col moribondo e il vicino di Bob senza dire una parola. Corsero in un altro ospedale. La madre, disperata, ma sempre arrabbiata, continuava ad urlare: “te la sei cercata, te la sei cercata.” A zittire quelle grida, ci pensò il capo – reparto che ripeté, con sinonimi, la spiegazione delle nuove direttive.
Corsero in un altro ospedale, Bob stava peggiorando. La madre piangeva. Stavolta, giunti al pronto soccorso, la madre urlò: “Presto aiutatemi!!! Mio figlio sta morendo.” Corsero in sala operatoria, ma fu troppo tardi: Bob era già morto.
Certamente, Bob se l’è andata a cercare, ma è il giudizio sociale che l’ha condannato a morire, senza possibilità di remissione.
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