La ragazza che baciava a caso
Il
primo bacio. Sembra banale, sembra fastidioso, imbarazzante, frivolo
o stucchevole parlarne, come del resto lo è lei: l'adolescenza.
Eppure è uno degli argomenti più complessi, profondi, ma anche
piacevoli di cui bisognerebbe parlare. Se non se ne vuole ricordare
l'esperienza o ci si vergogna, quantomeno bisognerebbe darle un
senso, riflettendo sulla ragione che ci ha condotto per la prima
volta a baciare qualcuno, non come si baciano i parenti o familiari,
si intende. La maggior parte delle ragazzine forse crede ancora che
ci si debba baciare per la prima volta per amore. Tuttavia pretendere
che la prima infatuazione sia amore è come pretendere di aprire
bocca per la prima volta e riuscire a fare un discorso filosofico.
Solo col tempo e l'esperienza si impara, a discernere, a discutere e
ad amare. Così come con il vino. Si inizia a berlo, o ad
assaggiarlo, perché se ne ha voglia, per curiosità, per
convivialità …., non per amore. L'amore può iniziare dal secondo
bicchiere semmai. Ma è solo dopo anni di degustazione che si impara
a berlo, con consapevolezza, a riconoscerne la qualità. Certamente
la passione può indurre sempre all'ebbrezza, ma forse è chi lo ama
veramente che riesce a reggerlo.
Il
primo bacio spesso assomiglia al primo sorso di vino, un po' amaro,
forte, caldo, ma da farti rabbrividire e girare la testa, oppure
ricorda il martello che rompe il ghiaccio, tagliente, gelido, ma che
poi si scioglie e disseta.
Questa
storia racconta l'esperienza di E.F. che mi scrive questo messaggio
“Il primo bacio? Io l'ho dato a caso.”
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E.F., ad un certo punto, decise che era arrivato il momento di baciare qualcuno e il primo che incontrò, che le piacque e che le fece capire che l'attrazione era reciproca, fu il primo che baciò. Pertanto il suo primo bacio lo diede a caso, o meglio, al caso. Voleva festeggiare così il suo quindicesimo compleanno. Le sue amiche pensavano fosse senza senno o senza sentimento. Chi la conosceva, sparlava di lei, chiamandola “la ragazza che baciava a caso”.
E.F., ad un certo punto, decise che era arrivato il momento di baciare qualcuno e il primo che incontrò, che le piacque e che le fece capire che l'attrazione era reciproca, fu il primo che baciò. Pertanto il suo primo bacio lo diede a caso, o meglio, al caso. Voleva festeggiare così il suo quindicesimo compleanno. Le sue amiche pensavano fosse senza senno o senza sentimento. Chi la conosceva, sparlava di lei, chiamandola “la ragazza che baciava a caso”.
Eppure lei non aveva fatto altro che rompere il ghiaccio. Così come quando
si incontra una persona per la prima volta, per esempio in ascensore.
Spesso si inizia a parlare col pretesto più banale, il tempo
atmosferico, per esempio. Nessuno inizia a parlare d'amore e nessuno
si astiene dal non parlare soltanto perché non prova amore per
quello sconosciuto. Si rompe il ghiaccio, per instaurare una
comunicazione, per rendere più piacevole quei minuti con lo
sconosciuto davanti. Certamente, potrebbe sembrare un po' eccessivo
iniziare una conversazione con un bacio, ma da ragazzini non si hanno
troppi argomenti di cui discutere.
Col
tempo però imparò a comunicare in altri modi e ad amare. Ebbe
famiglia. Un giorno, però, incontrò un tizio per caso, uscito da un bar. Di
solito evitava gli sguardi e le persone, ma stavolta fece
un'eccezione. Anche lui la guardò. I loro sguardi si incollarono e
ad un certo anche le loro bocche. Durò un istante. Poi lui si
allontanò, senza dire niente, ma indirizzandole una risatina
compiacente. Lei rimase attonita, chiedendosi come mai fosse
successo, alla sua età. Si ricordò del passato, della sua adolescenza e
dell'etichetta “la ragazza che baciava a caso.” Realizzò che
forse quell'etichetta era nascosta, ma ancora attaccata al suo
sguardo, seppur a distanza di tanti anni, e il tizio era riuscito a
leggerla. Pensò allora che, come era riuscito lui, probabilmente
ci sarebbe riuscito anche qualcun altro, a cui lei avesse concesso
uno sguardo. E allora capì che non aveva scampo. Lasciò la famiglia
per amare “il caso”, convincendosi di essere “la donna che
baciava il caso”.
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