La festa in vasca


Il tema di oggi è la violenza, scampata grazie all'amicizia. Storia ispirata da tante storie che mi sono pervenute.

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I genitori di G. e B. andavano via quel week end. Le figlie decisero di organizzare una festa, a loro insaputa. 

Alla festa c'erano: la loro migliore amica D.; il fidanzato di G., le compagne di classe di B. accompagnate da 7 ragazzi, loro amici che però D., B. e G. non conoscevano. Dopo le opportune presentazioni, la festa iniziò con l'alcool. D. fu la prima. Bevve direttamente da una bottiglia e la passò ad uno dei 7 ragazzi, che da quel momento iniziò a fissarla e dopo non molto iniziarono a cantare e ballare. Poi si ritrovarono avvinghiati. Lei era ubriaca. Aveva bevuto diversi alcolici da diverse bottiglie. Ad un certo punto, lui chiamò gli altri 6 amici. 

Lei era distesa sul letto inerme, stordita, incapace di prendere alcuna decisione o esprimere alcuna volontà. Qualsiasi persona di scarso rispetto avrebbe potuto approfittarne. Si sentì toccata ripetutamente, ma non si rese conto che quelle mani appartenevano a più persone, così come non si era resa conto che aveva bevuto più alcolici allo stesso tempo. Quella promiscuità di bevande, sarebbe stata accompagnata da promiscuità di corpi, senza armonia, senza legame e senza piacere reciproco. Quel collo di bottiglia da cui D. aveva bevuto più volte con gusto, disinvoltura, coscienza, si sarebbe rotto, se fosse stata obbligata con forza a bere. E l'alcool avrebbe avuto un gusto di sangue. E non le sarebbe certamente piaciuto. Le avrebbe lacerato la bocca. Avrebbe urlato. E dal disgusto non avrebbe mai più voluto bere. 

Ma non accadde nulla. Ad un certo punto G. e B. si chiesero cosa stesse succedendo di là. Le compagne di B. dissero, ridacchiando: "Conoscete D., si starà certamente divertendo con quelli”. G. e B. furono irritate da quelle parole. Conoscevano D. Certamente era libertina, ma non fino a quel punto. In ogni caso era ubriaca e quindi non cosciente. Era la loro migliore amica e non avrebbero mai permesso che qualcosa contro la sua volontà fosse potuto accaderle. Pertanto si precipitarono nell'altra stanza a verificare. Trovarono D. inerme, sul letto, ancora vestita, ma con la maglia tirata sù e i pantaloni parzialmente sbottonati. I ragazzi erano davanti a lei che contemplavano, e avrebbero presto iniziato, organizzando i turni. 

Allora G. e B. afferrarono D. e la portarono in bagno. Il ragazzo di G. incitò i ragazzi ad andarsene: "Ragazzi, la festa è finita". Questi uscirono, ma per ripicca uno prese degli oggetti dei genitori di G. e B. e li gettò dal balcone. Poi sparirono, seguiti dalle loro amiche. G. e B. cacciarono due dita in gola a D. e la fecero vomitare. Poi la sdraiarono sulla vasca, visto che non si reggeva quasi in piedi. Il contatto della vasca fredda sul viso, le giovò, come l'acqua fredda sugli occhi quando li si deve aprire per svegliarsi. Cominciò a ridere sguaiatamente, ma poi si riprese e si ricordò del ragazzo e del bacio che si erano scambiati. Abbracciò le amiche e si mise a piangere, commossa, per quello che avevano fatto per lei. 

Non era certo sua intenzione fare un festino e, viste le condizioni, un mediocre qualunque avrebbe riso qualora lei avesse parlato di stupro. Certo, l'occasione rende l'uomo ladro, e molto probabilmente neanche i ragazzi avevano intenzione di abusare di nessuna ragazza quando entrarono in casa di G. e B. Ma in ogni caso sempre di furto si parla, anche se il derubato va in giro, distrattamente, con la borsa aperta. Il fatto che sia più facile rubare, in certe situazioni, non deve giustificare il reato o ridurne la pena.  Certamente, la comprensione umana può andare oltre. Lei non voleva, loro nemmeno, ma è accaduto. Lei poteva evitare di "provocare" o meglio, stare attenta a non esser fraintesa, ma loro assolutamente dovevano evitare di fare, ciò che male avevano compreso. 

Per fortuna non accadde nulla. Nessuno stupro, nessuna vittima. Soltanto rimproveri e provvedimenti da parte dei genitori di G. e B. per gli oggetti distrutti e da parte dei genitori di D. che, al suo rientro in casa dopo la festa, vedendola un po' assente e con i vestiti che puzzavano d'alcool, le impedirono di frequentare le sue migliori amiche, pensando fossero loro ad averla incitata a bere. Pertanto, i genitori, ignari di tutto, avevano incolpato le uniche responsabili di aver evitato il danno maggiore. I genitori di G. e B. avrebbero dovuto lodare le loro figlie per aver salvato la loro amica. E i genitori di D. avrebbero dovuto ringraziare le amiche di D. per aver evitato alla figlia qualcosa che l'avrebbe danneggiata a vita, invece di farla ridere, a distanza di anni, ripensando a quella notte della festa, in vasca.

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